Perché le relazioni sono centrali nella complessità

Siamo abituati a pensare a noi stessi come individui autonomi, dotati di una propria sfera di libertà e di decisione. In questa prospettiva, le relazioni appaiono spesso come qualcosa che limita o condiziona la nostra autonomia.

Eppure, se osserviamo con maggiore attenzione la nostra esperienza quotidiana, emerge una realtà molto diversa: noi esistiamo sempre all’interno di relazioni. I legami che creiamo con gli altri, con le organizzazioni e con i contesti in cui viviamo sono ciò che rende possibile la nostra azione.

Le relazioni non rappresentano semplicemente dei vincoli. Sono anche spazi di possibilità. È proprio all’interno delle relazioni che emergono nuove idee, nuove prospettive e nuove forme di collaborazione.

In questa prospettiva cambia anche il modo di concepire la persona. Non più un individuo isolato che si muove in un ambiente esterno, ma una singolarità che prende forma nelle relazioni di cui è parte. Le nostre identità, i nostri comportamenti e le nostre decisioni si trasformano continuamente in funzione delle situazioni relazionali che viviamo.

Se accettiamo questo punto di vista, diventa evidente che la vera competenza richiesta oggi non è soltanto quella di migliorare sé stessi come individui, ma quella di comprendere e gestire con maggiore consapevolezza le relazioni.

Gli studi sulla complessità ci hanno fornito un modo di pensare e di vedere il mondo come un vasto ecosistema formato da elementi interdipendenti e da reti di sistemi in connessione. L’interdipendenza è all’origine dei “condizionamenti reciproci” che caratterizzano le nostre relazioni quotidiane. Le azioni – anche quelle più piccole che spesso ci appaiono insignificanti – non esistono di per sé ma solo in virtù delle relazioni che le generano e dell’impatto che producono nelle situazioni di vita.

È proprio qui che si colloca il tema delle Complexity Soft Skills. In un mondo caratterizzato da interdipendenze sempre più fitte, la qualità delle relazioni diventa una leva fondamentale per orientare i processi di collaborazione, decisione e cambiamento. Questo percorso formativo si fonda proprio su questa prospettiva: sviluppare competenze capaci di riconoscere e attivare le dinamiche relazionali più adeguate nelle diverse situazioni.

Se da un lato viene dato per scontato che siamo tutti interconnessi – le cui evidenze sono sempre più numerose, dai social network alla crisi del 2008 per arrivare all’epidemia da Covid19 – e siamo pronti a considerarci nodi di diverse reti, dall’altro siamo poco consapevoli dell’interdipendenza che ne consegue. La vera questione è che continuiamo a rimanere concentrati sul singolo nodo – la singola persona, la singola organizzazione, il singolo paese – come se fossimo ancora in un’epoca in cui è la separazione a prevalere, e non la connessione. 

In un contesto di interdipendenza, in cui tutto è connesso con tutto, gli effetti delle azioni individuali – per quanto possiamo continuare a reputarle indipendenti – si cumulano e divengono azioni collettive, i cui effetti si riversano sugli altri e sull’ambiente più ampio di cui siamo parte, toccando – in un processo a catena – qualunque parte del pianeta.  (Marinella De Simone)

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